Frammento de "Storia della citta' di Ferentino"


Ho lasciato la mia città giovanissimo e ho vissuto la mia vita intensamente, guidato dalla curiosità che mi ha fatto sempre compagnia. Non soffro di nostalgie sentimentali; ma il ricordo della mia Ferentino ha accompagnato da sempre il mio vivere quotidiano. Le antiche memorie costituite dalle venerate mura, dai numerosi monumenti e dalle splendide chiese, hanno sempre suscitato in me un sentimento di gratitudine verso la terra che mi ha dato i natali. I ricordi della mia infanzia, degli amici più cari, dei miei familiari e dei precettori che mi schiusero gli orizzonti del sapere, sono sempre stati un grande valore che ha corroborato il mio animo dai tempi delle prime angosce, delle prime sensazioni e delle prime scoperte.
Entrato nell’età della riflessione, ho potuto constatare con piacere che la presenza della mia città non era scomparsa dal mio animo e dalla mia mente. Essa è la mia terra patria che esercita su di me un grande fascino. Senza di essa, mi sentirei l’uomo più povero del mondo. Sentirmi ad essa appartenente mi da la consapevolezza di un passato tanto remoto dal quale, attraverso le generazioni, io provengo.
Ho voluto ripagare questo dono con le poesie e le storie anche fantastiche che ho dedicato alla mia città ed ora, incamminandomi nel settimo decennio di vita, in un atto d’amore filiale, voglio ad essa offrire questa storia che da tanto tempo desideravo raccontare.
Quando torno tra le sue mura e percorro le sue strade, il tempo, sul quale la mia Ferentino regna da quasi tre millenni, si annulla; e in me rivive l’adolescente che mezzo secolo fa la lasciò per vivere in un mondo più grande l’avventura della sua vita.

PIETRE ERNICHE

Pietre possenti
che bambino
osservai stupito.
Pietre grigie
che adolescente abbracciai.
A voi
poggiai le spalle
negli anni
di giovanil vigore
guardando pensoso
il sole al tramonto
tinteggiar di fuoco
le cime dei Lepini.
Pietre care
levigate da carezze
di tremule mani
io
vi amo.