Frammento de "Aulus Quinctilius Priscus"

CONCLUSIONE DELL’OPERA TEATRALE "AULUS QUINCTILIUS PRISCUS" con libera traduzione del testamento inciso sulla roccia :



AQP: Amo questa città, sono in pena per essa, perché dopo aver concorso a creare un’isola felice, mi rendo conto che proprio perché isola essa è circondata dal mare che ora è calmo ma potrebbe agitarsi e investirla con la violenza dei suoi flutti.
La mia pena allora diventa angoscia se penso alla fragilità della umana condizione e ... allora ... per dare significazione a questi pensieri che precorrono i tempi e le ère ...

io

ora

in questo istante

decido di fare testamento.

Marcello : Evviva ... Aulo Quintilio Prisco ... non fermarti, io sono pronto, ecco le tavole cerate e lo stilo e m’accingo ad esser servitore tuo, tuo obbediente scriba.
Detta, nobile uomo, il tuo volere.

AQP (solenne) Al Popolo dell’alma citta’ di FERENTINUM che m’ospitò per lustri, che mi colmò d’affetto e di rispetto, che tuttora mi venera ...

io voglio

che alla mia morte l’intero mio patrimonio gli sia destinato e, poiché le parole non hanno sostanza materiale e, a causa della loro leggerezza possono essere rapite dal vento e disperse nel grande universo …..

io ordino...
che questa mia volontà venga impressa sull’eterna pietra.

Scrivi Marcello.

io,

Aulo Quintilio Prisco, figlio di Aulo della Tribù Palatina,
Quatuorviro di edilizia potestà,
Quatuorviro per amministrare la giustizia,
Quatuorviro quinquennale aggiunto per decreto del Senato,
Pontefice,
Prefetto dei fabbri.
io,
che riportai al massimo splendore i fondi demaniali di Ceponiano, Rojano e Mamiano e il prato del territorio Osco abbandonati all’incuria, li restituisco alla pubblica proprietà ora che hanno il valore di settantamila sesterzi.
Dispongo…..
che con la rendita di quattromila sesterzi, in ciascun anno censuale, sei giorni avanti gl’idi di maggio, ricorrendo il mio compleanno, si facciano i seguenti doni :
* ai miei concittadini e alle donne maritate una libra di focaccia e un’émina di vino melato;
* ai decurioni riuniti in cenacolo il vino melato, la focaccia e una borsa con dieci sesterzi;
* ai giovani della curia si distribuiscano gli avanzi del banchetto;
* a ciascuno dei Sèviri Augustali, cinque émine di vino, una focaccia e un sesterzio;
* Nel mio cenacolo grande sia distribuito un sesterzio per ogni uomo;
* i Quatuorviri dispongano la spesa di trenta sesterzi per ornare le mie statue;
* Gli Edìli, con il rimanente della somma delle rendite, destineranno trenta moggi di noci e sei urne di vino ai fanciulli della plebe senza escluderne alcuno.
( solennissimo ) Possa il tempo tentare invano di cancellare questo atto supremo.

Marcello ( ancor più solenne) : Possano le generazioni che si alterneranno a vivere tra queste ottime mura poter leggere che AULO QUINTILIO PRISCO pensò a loro in piena libertà,
che non ad uno solo pensò nel suo testare, ma a tutti quelli che vivono e vivranno in queste amate contrade e che ... nel godere delle sue ricchezze accumulate in una lunga, fortunata e serena vita…...
possano argomentare e, finalmente, tutti insieme decidere di vivere come una sola persona.

A loro vadano, per questo, non solo i beni del nobile Aulo ma l’auspicio che dalle loro menti nasca e si rafforzi un concetto .
un solo comune intendimento ….
un unico desiderio…
una sola volontà affinché

QUESTA NOSTRA AMATA PATRIA SIA SEMPRE RISCHIARATA DALLA LUCE DELL’UMANA SOLIDARIETA’ E ALLIETATA DALL’ARMONIOSA CONVIVENZA DELLA SUA BUONA GENTE.

( Marcello e AQP si stringono la mano )

Voce fuori campo

Dalla scomparsa del grande ferentinate sono trascorsi 18 secoli,
1800 anni, 21.000 mesi, 650.000 giorni, 16.000.000 ore,
996.000.000 di minuti.

Oggi,
siamo qui,
in questa assemblea di popolo,
a ricordare l’atto supremo di un uomo dal cuore d’oro.

Non possiamo fare a meno, però, di interpretare il messaggio che da quel singolare documento ci raggiunge:

è un messaggio che racchiude un significato etico che ogni ferentinate di buona volontà dovrebbe sentire nel profondo del proprio cuore.

Aulus Quinctilius Priscus, non lasciò solo le sue sostanze materiali all’amato popolo della sua città d’elezione ma creò i presupposti perché il suo atto supremo fosse un esempio da seguire.

Questo esempio, nei secoli seguenti, fu seguito da altri illustri personaggi :

Martino Filetico, che nel 15mo secolo istituì nella città la prima scuola laica, dotandola alla sua morte di un cospicuo patrimonio.

Il vescovo Maciotti, che nella seconda metà del 19° secolo legò una cospicua somma perché fosse realizzato il befetrofio per i bambini orfani.

Anche Martino Filetico e il vescovo Maciotti non erano nati a Ferentino; ma avevano eletto la nostra città a loro Patria in un atto di amore e solidarietà verso la sua gente.
Il loro esempio, insieme al testamento del nobile romano è un grande patrimonio morale che appartiene ad ognuno di noi e il loro ricordo resiste nel cuore di ogni buon ferentinate.

Non è necessario essere ricchi e potenti per onorare la nostra città;
ognuno di noi può fare qualcosa per la comunità alla quale appartiene:
piccole, umili cose che, tutte insieme, costituiscono il naturale seguito alle cose egregie che Aulus Qinctilius Priscus ha voluto indicarci con il suo indistruttibile testamento.