Frammento de "1556 - 1557 Quella sporca guerra di Campagna"

… “Dopo un anno di stragi, rapine e violenze di ogni genere, gli eserciti si ritirarono dal territorio di Campagna e Marittima.
La desolazione che le armate in lotta avevano lasciato nelle martoriate contrade, rimase nelle carni e negli animi degli innocenti sopravvissuti a quegli avvenimenti, che la storia ufficiale sintetizza in poche parole.
Sua Maestà cattolica, sulle cui terre non tramontava mai il sole, rientrò nelle accoglienti e materne braccia di Santa Madre Chiesa; e nelle prigioni dei suoi domini si moltiplicarono le sevizie e le torture della Santa Inquisizione, illuminate dal sinistro bagliore dei roghi e gli stermini rituali degli auto da fe.
Quelle barbare soppressioni, quei fiumi di sangue, quei processi allucinanti, non riuscirono però a fermare il diffondersi di religioni cristiane non cattoliche.
Trionfò il sadismo e l’ignoranza più rozza che non aveva risparmiato i Savonarola e non avrà pietà dei Giordano Bruno; mentre i Galileo si salvarono solo perché ritrattarono la verità scientifica di un ordine perfetto creato da Dio Onnipotente.
Con la fine della guerra iniziò per Ferentino e per l’intera regione di Campagna e Marittima un periodo di decadenza che non avevano conosciuto nemmeno nel periodo delle invasioni barbariche. E mi fa piacere porre in risalto quanto ha affermato in proposito la professoressa ferentinate Bianca Maria Valeri nel suo studio “Silvio Galassi - un Vescovo della controriforma a Ferentino - 1585-1591 –“ nel quale ha descritto la visita pastorale del vescovo alla Chiesa di Ferentino, riportando con chiarezza, puntualmente documentata, il degrado materiale e morale del clero e della popolazione a 28 anni dalla fine della guerra di Campagna : gli abitanti erano ridotti a poco più di 1500 anime e lo stato del episcopio era tale che i restauri fatti fare dal vescovo Galassi, alla sua morte avvenuta nel 1591, non erano ancora terminati.
Dopo i soliti bizantinismi il Colonna riebbe titoli e domini e, nel 1571, lo ritroviamo comandante delle galee pontificie, illuminato dalla gloria di Lepanto.
Lo scellerato cardinal nipote, Carlo Carafa, alla morte del papa-zio fu trascinato dinanzi a un tribunale apostolico con l’infamante accusa, sostenuta dagli Spagnoli, di aver brigato per far intervenire addirittura i Turchi in favore del Papa e finì strangolato a Castel Sant’Angelo.
Suo fratello Giovanni, già duca di Paliano e capitano generale della Chiesa, fu decapitato a Tor di Nona.
Sono trascorsi ormai quattro secoli da quella sporca guerra di Campagna e il ricordo delle sue crudeltà, tramandato da generazione a generazione, si è smarrito nella memoria della mia gente consumato dal tempo; ma in ognuno di noi che discendiamo dai superstiti di quelle stragi, di quelle violenze e umiliazioni, è rimasto qualcosa di indefinibile che a volte ci rende inconsciamente tristi.” …