Scheda del Libro

Le carte della badessa

Era il mese di luglio del 1990 e a Roma faceva un caldo infernale. L'autore decise di volare in Argrentina, a Buenos Aires dove era inverno. Il giorno successivo al suo arrivo, chiamò un taxi e si fece condurre allo storico quartiere italiano "la boca del riaquelo". Non immaginava così squallido il luogo dove era nato il celebre tango “caminito”. Entrò in una “cantina”,dove, semi nascosti da una cortina di fumo, c'erano alcuni vecchietti le cui caratteristiche somatiche gli risultarono familiari. Sfoggiando il suo stentato spagnolo salutò: “ Buenas tarde compadres!” e quelli risposero: “ Saludos amigo”. Si sentì a casa. Accettò l'invito al loro tavolo e, scoprì che alcuni di loro erano nipoti di emigranti italiani. Dopo qualche ora erano diventati intimi, mentre il tavolo sgangherato si riempiva di fiaschi di Chianti argentino, prodotto da viticultori italiani di Rosario. Aveva trovato quello che cercava, e loro pure. Li lasciò tra le lacrime alle tre del mattino; era brillo e il tassista che lo riaccompagnò in albergo approfittò per chiedergli il doppio, ma i taxi a Buenos Aires costavano poco! La notte non dormì a causa del vino bevuto e, nel dormiveglia, rivisse quelle storie smozzicate, interrotte e riprese più volte, che gli avevano raccontato quei cordiali compadres.
I giorni seguenti visitò la Gran Aldea (così viene chiamata Buenos Aires), volò, poi, a Cordoba, quindi al Norte, a San Miguel de Tucuman, sorvolò il grande mare verde della pampa e fece tante domande a gente gentilissima e affettuosissima. Conobbe, insomma, l'Argentina e la sua Storia, la sua grande umanità le sue immense tragedie, tra le quali quella dell'emi-grazione italiana.
Il 2 agosto, dopo quindici giorni, era di nuovo a casa, pronto a scrivere questa storia che partiva, come tutte le altre, da Ferentino, varcava l'oceano e terminava tra le venerate mura della sua città.

Clicca qui per leggere il frammento